La cantatrice calva

 

Mauro Malinverno e Valentina Banci

venerdì 16 novembre e sabato 17 novembre 2012 – ore 21

LA CANTATRICE CALVA
di Eugène Ionesco
traduzione Gian Renzo Morteo
regia Massimo Castri in collaborazione con Marco Plini
con Mauro Malinverno,  Valentina Banci, Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone, Sara Zanobbio, Francesco Borchi
scene e costumi  Claudia Calvaresi
progetti luci Roberto Innocenti
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Thea Dellavalle
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

Ingresso euro 20 – 23 – 17,50 – (prevendita dal 5 novembre)

Eugene Ionesco, è con Samuel Beckett, il rappresentante più famoso del  “teatro dell’assurdo”,  che porta in scena i nodi esistenziali dell’uomo moderno: incomunicabilità, falsità di rapporti, routine, difficoltà a dare un senso all’esistenza.

Nel 1950 mette in scena La cantatrice calva, una commedia (anzi: anti-commedia, come la definisce l’autore stesso) presentandosi come autore d’avanguardia, deciso a voltare le spalle al teatro canonico e a sfuggire al realismo e alla psicologia.

I protagonisti sono due anonime coppie inglesi – gli Smith e i Martin – rappresentati come gli archetipi della borghesia; parlano ma non comunicano, limitandosi a uno scambio di frasi banali e convenzionali, non pensano perché hanno perso la capacità di pensare, non esprimono emozioni e passioni, né le comunicano agli spettatori. Sono prigionieri del conformismo, simili ad automi viventi, senza alcuna sostanza psicologica. Il risultato è una situazione paradossale, comico-grottesca in cui i protagonisti dialogano sul nulla.

Ionesco aveva deciso di imparare l’inglese; leggendo un manuale di conversazione rimase colpito dall’involontaria comicità dei dialoghi, rendendosi conto di avere davanti un testo quasi pronto, facilmente adattabile in chiave umoristica. La bizzarria del titolo suggerisce chissà quali significati simbolici; niente di tutto questo, fu solo il risultato del lapsus di un attore durante le prove.

L’enigmatica cantatrice calva che ha dato il titolo all’opera, disperatamente assente, costituisce una manifestazione supplementare dell’incoerenza; non facendo mai apparire la cantatrice calva, Ionesco parodia una tecnica destinata a creare il mistero attorno ad un personaggio che svolge tuttavia un ruolo importante nell’azione, anche se non svolge alcun ruolo.

Gli effetti parodici, le opposizioni e il non-senso suscitano un effetto comico generale che aumenta la distanza tra questa “anticommedia” e la drammaturgia tradizionale; la drammaturgia tradizionale potrà anche essere critica dell’uomo, della società, del mondo, ma in generale si propone di “spiegare” i personaggi  e le loro azioni, così come, attraverso i personaggi e l’azione, propone o critica il senso delle cose del nostro mondo: al contrario, in Ionesco, come può una cantatrice calva inesistente che “si pettina sempre allo stesso modo” darci qualche suggerimento utile per vivere? Ovviamente Ionesco ritiene che non ci sia alcun suggerimento da dare.

 

Massimo Castri è uno dei maggiori registi teatrali italiani. Dopo gli inizi come attore, firma nel 1972 la sua prima regia. Da allora ha diretto decine di spettacoli – sempre distinguendosi per il rigore e l’approfondimento nell’approccio al testo e agli attori – oltre a diverse importanti istituzioni teatrali, è stato chiamato a Bruxelles alla École des Maîtres, ha vinto numerosi premi (il più recente è l’Ubu 2011 per Finale di partita).