LA SIGNORINA ELSE

ph. Luca Manfrini

VENERDI’ 14 – SABATO 15 DICEMBRE 2018
LA SIGNORINA ELSE
di Arthur Schnitzler
traduzione di Sandro Lombardi
drammaturgia di Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi
regia di Federico Tiezzi
con Lucrezia Guidone e Martino D’Amico
Dagmar Bathmann violoncello, Omar Cecchi pianoforte e percussioni, Iacopo Carosella clarinetti

scena Gregorio Zurla, costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini, movimenti coreografici Giorgio Rossi
assistente alla regia Giovanni Scandella
produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi – Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale

La Signorina Else (1924) costituisce uno dei massimi capolavori dello Schnitzler novellista. È un testo mirabile, tutto incentrato sul battito tumultuante dei pensieri che si affollano e scontrano nella mente di Else, l’adolescente ‘altera’, vivida e appassionata, su cui incombe una catastrofe familiare. Costruita secondo la tecnica del monologo interiore (che tanta fortuna avrà in seguito presso i massimi esponenti della letteratura europea, da Joyce a Beckett, e che proprio in Schnitzler trova il suo inventore), l’azione si svolge al Grand Hotel di San Martino di Castrozza, nelle Alpi bellunesi, dove la giovane viennese Else è in vacanza con la zia e il cugino Paul. L’arco di tempo dell’azione è fulmineo: dal pomeriggio alla sera di uno stesso giorno.
Else è una bella e virtuosa fanciulla, percorsa dai primi turbamenti sessuali, messa in difficoltà dalla richiesta dei genitori che necessitano di una grossa somma di denaro. È la madre stessa che, con cinismo atroce, in una lettera dal tono mellifluo e patetico, in sostanza invita la figlia a ‘vendersi’ per salvare l’onore della famiglia. L’unico modo per ottenere il denaro è, infatti, chiederlo al signor von Dorsday, un ricco conoscente che si trova con lei in vacanza a San Martino. Questi acconsente a sborsare il denaro, ma chiede in cambio ‘soltanto’ di poter contemplare per quindici minuti la fanciulla in totale nudità. Tutto il testo vive del conflitto interiore di Else che reagisce con violenza e ansia alle richieste della madre e del signor Dorsday.

ph. Luca Manfrini

Grazie all’uso magistrale della tecnica del monologo interiore – un flusso di coscienza che permette al lettore di seguire lo snodarsi delle emozioni di Else attimo per attimo – i pensieri e le contraddizioni dei personaggi e della società in cui si muovono vengono alla luce con straordinaria potenza.
La tragedia di Else (anche lei, come l’autore, di famiglia ebraica altoborghese), costretta a mostrarsi nuda per ottenere il denaro che serve a evitare l’arresto del padre, è la tragedia stessa della borghesia austriaca dopo la prima guerra mondiale: lo sgretolamento dell’Impero Asburgico che porta con sé lo sfacelo definitivo dell’Austria Felix; e alla crisi di tutti i suoi valori, a partire da quello della famiglia (borghese).
Straordinario è l’intreccio grazie al quale Schnitzler si serve da un lato di un preciso sfondo sociale per descrivere un dramma individuale, e dall’altro per proiettare il rovello psichico tutto adolescenziale di una ‘fanciulla in fiore’ (combattuta tra le prime pulsioni erotiche e il disgusto per l’uso del proprio corpo a fini economici), contro il profilo di una società che sta avviandosi a fare mercato di ogni cosa. Un testo di spietata radiografia su una società corrotta proprio nel nucleo familiare che, invece di proteggere i suoi figli, li immola cinicamente: una vera e propria mise en abyme della coscienza moderna, attenta solo ai propri istinti e ai propri falsi valori, pronta a sacrificare una giovane donna sull’altare del dio denaro.
Collega e corrispondente epistolare di Siegmund Freud, Schnitzler svolge sul piano artistico un’analoga funzione a quella che il grande medico viennese svolge sul piano psicologico.