TOTO’ E VICE’

VENERDI’ 29 – SABATO 30 MARZO 2019
TOTO’ E VICE’
di Franco Scaldati
interpretazione e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

disegno luci Maurizio Viani, costumi Mela Dell’Erba
tecnico luci e audio Antonio Rinaldi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Le Tre Corde / Compagnia Vetrano – Randisi

Con una quasi quarantennale collaborazione sul palcoscenico, nella scrittura e nella guida degli attori, Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno scelto per esprimere la loro poetica la complementarietà, la dialettica, il confronto che vive in una doppia identità, sovrapponibile e contraria. Da qui l’incontro con Totò e Vicé, poetici clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano recentemente scomparso, nelle cui parole, gesti e pensieri si sono subito ritrovati. Due personaggi teneri, legati da un’amicizia reciproca assoluta, che vivono di frammenti di sogni in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.

Il teatro, il vero teatro, il teatro che ti toglie il fiato con un nulla, il teatro che non distingue tra vivi e morti, il teatro che ti sfugge di mano e intanto però ti insegna il mistero dell’amore, il teatro che mette in scena due poveri cristi in una penombra di lumini e modeste luminarie e di fatto ti fa sentire l’insopportabile luce della felicità, il teatro che a volte ti sembra logoro ed effimero e che stavolta al contrario ti riempie l’anima fino alla commozione più grata. Questo teatro l’abbiamo conosciuto come un miraggio in una notte in cui sono spuntati Enzo Vetrano e Stefano Randisi, valigia di cartone in pugno, a dire e ridire attorno a una panchina con disorientata bellezza le battute umanissime di Totò e Vicé…
(Rodolfo di Giammarco, La Repubblica)

Lo spettacolo è un vero capolavoro: quei due clown marginali, precipitati dal buio in uno spazio popolato solo da una panchina e da tanti lumini, parlano di vita, di smarrimenti, di fantasmi con l’ingenuità dei bambini o dei poeti… Sono morti? Sono vivi? Ci ricordano come quei confini siano labili, continuamente transitori. Con ritmi teatrali impeccabili ci fanno ridere un po’ acre. Ci fanno pensare. Sognare.
(Massimo Marino, Il Corriere della Sera)