Visita del Teatro Asioli

Palcoscenico del Teatro Asioli

GLI INTERNI

Sulla facciata esterna del Teatro Asioli sono collocati quattro medaglioni in marmo eseguiti dallo scultore Eusebio Casalgrandi, raffiguranti Bonifazio Asioli, Claudio Merulo, Nicolò da Correggio e Samuele Jesi. Dall’atrio di pianta ottagonale si accede al vestibolo nel quale due lapidi marmoree ricordano i musicisti Claudio Merulo e Bonifazio Asioli.

Dal vestibolo, mediante una scala, si può salire all’elegante ridotto: la sala centrale, con affreschi di A. Capretti e F. Forti, è caratterizzata da una falsa balconata che dà luce sulla seconda sala, dove si conserva la più evidente traccia dell’originario palazzo di Niccolò Postumo.
Essa è lunga circa 23 metri,  occupava interamente il lato est,  ed era l’ambiente di maggiore prestigio dell’edificio. Qui si può infatti trovare un fregio eseguito a “falso fresco” che decora la Sala Grande.
Altri frammenti dello stesso ciclo e di un altro con figure di animali fantastici, si trovano su altre pareti.

Gli ampi lacerti ci restituiscono immagini di coppie di cavalieri che si affrontano armati di mazze da torneo, cavalcando animali fantastici rappresentati con parte posteriore di tritone, testa e tronco di unicorno, simboli tipici dell’iconografia estense da Nicolò II in poi, soprattutto con il duca Borso d’Este (presenti anche nella Sala del liocorno della rocca di San Martino in Rio).
Tra i contendenti sono rappresentati stemmi di famiglie imparentate o legate da vincoli di amicizia con i da Correggio (Sanvitale, Bentivoglio, Gonzaga e Pio di Carpi).
Le coppie sono intervallate da Vasi da cui si dipartono volute floreali.

Foyer del Teatro AsioliDatabile tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento (entro il 1510 circa), il fregio mostra un linguaggio tardo rispetto alle più recenti tendenze della pittura parietale emiliano-romagnola e lombarda; la sua paternità è da ascrivere ad un pittore colto e a conoscenza dell’esperienza dei maestri ferraresi dell’epoca di Borso d’Este, ulteriore elemento che rafforza il profondo legame culturale esistente, grazie proprio a Niccolò Postumo, tra la Correggio di fine Quattrocento e la Ferrara Estense che stava allora vivendo il momento di massimo splendore.

Dall’atrio si accede anche alla platea con pianta a ferro di cavallo, ai tre ordini di palchi per un totale di sessanta palchetti decorati in stile Luigi XV, al palco d’onore e al loggione.
Il palco d’onore è decorato con l’effige di Bonifazio Asioli e sormontato dallo stemma della Comunità.

La volta del Teatro, dipinta dal reggiano Giulio Ferrari (1858- 1934), presenta verso il proscenio due geni alati seduti sul cornicione di un’architettura che depongono un grande damasco che la copre per intero. Vicino ai geni, troneggiano sulle nubi la Tragedia, la Commedia, più in alto la Danza e verso il centro la Musica.
Con Ferrari collaborò il pittore reggiano Giuseppe Ponga, mentre il correggese Emilio Meulli lavorò agli stucchi, disegnando anche il magnifico bordo del sipario di velluto rosso ricamato da Imélde Levi.

 

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