
DREAMERS
coreografie di Diego Tortelli, Philippe Kratz, Antonella Bertoni, Crystal Pite
musiche di Nick Cave, Kleintierschaukel, Johannes Brahms
sound designer Tommaso Michelini
produzione Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto
Aterballetto presenta un nuovo progetto realizzato da coreografi d’eccezione nell’ambito della scena contemporanea nazionale e internazionale come Diego Tortelli, Antonella Bertoni, Philippe Kratz e Crystal Pite. In scena quattro creazioni: Preludio, costruita attorno ad alcuni dei più intensi poemi e brani del cantautore australiano Nick Cave, indaga l’amore, il “credo”, la dipendenza, l’ossessione, la perdita e i loro possibili intrecci. La seconda pièce, An echo, a wave traduce il senso di meraviglia e di eternità evocate dalla veduta del mare: il fluire del movimento dei danzatori richiama il moto ondoso, naturale e ininterrotto, ma anche il passaggio attraverso stati d’animo differenti. Terra piccola racconta metaforicamente un presente che, nel suo sembrarci permanente, assottiglia l’orizzonte e restringe i confini. Infine, Solo Echo si ispira a due sonate per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms e alla poesia “Lines for Winter” di Mark Strand, invocando l’inverno, la musica e il corpo in movimento per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita.
Programma:
Preludio
coreografia Diego Tortelli
musica Nick Cave
PRELUDIO è una creazione per 5 interpreti costruita attorno ad alcuni dei più intensi poemi e brani del cantautore australiano Nick Cave, uno dei più grandi esponenti del Post Punk. In questi suoi poemi Cave affronta l’intreccio tra temi come l’amore, il “credo”, la dipendenza, l’ossessione e la perdita intersecandosi tra di loro come se stesse raccontando una storia, un vissuto che può essere percepito da tutti tramite il suo uso delle note o del tono di voce. La sua forza è che non è indispensabile capirne completamente il contenuto o la risorsa di ispirazione per poter “sentire” e “farsi sentire”. Tramite la sua opera Cave sostiene che non dovremmo andare a teatro, a un concerto, a un museo, per comprendere, ma per porci delle domande e per arricchire noi stessi, per analizzare noi stessi.
In uno dei suoi poemi che compare come secondo brano nel mio lavoro ho trovato la domanda che volevo pormi per questa creazione: MAH SANCTUM (il mio credo).
In cosa credo? Credo nel “corpo”, credo nella sua fragilità e forza, nel suo limite e nella sua espansione, nella sua capacità di cambiamento e costante trasformazione, credo nella sua contemporaneità, ma anche alla sua capacità di continuare a provare quelle emozioni che ci sono state tramandate; credo nella sua violenta bellezza e spaventosa fragilità. In questo lavoro ricerco soprattutto su queste ossessioni, compulsioni, dipendenze, contrasti trasformando i corpi dei 5 danzatori non in uomini e donne, ma in stimoli emotivi; stimoli che sono partecipi di poemi scritti dei quali basterebbe comprenderne il fatto che non si concludono lì sulla scena.
PRELUDIO è la mia preghiera profana, la mia lettera d’amore al corpo, il mio credo di oggi
An echo, a wave
coreografia Philippe Kratz
Probabilmente non esiste altra veduta come quella del mare che possa avvicinarsi a spiegare il difficile concetto dell’eternità. Osservando la sua superficie blu apparentemente infinita, riusciamo a comprendere quanto siamo effimeri, quanto piccoli e limitati, come le proverbiali gocce in un oceano. Il mare è un luogo di meraviglia, di sogni e promesse, di un fascino travolgente che trasmette una grande serenità. Ci ipnotizza, ci assorbe e ci può riempire di stupore spirituale.
Sul Mar Mediterraneo sono state raccontate e scritte grandi storie da parte di tutti i popoli confinanti, ispirate da scoperte, conquiste e patrie adottive. Tutto ciò conduce fino a noi l’eco di infinite speranze, tragedie insopportabili e straordinari incontri.
Quelle onde hanno attraversato la storia, sono sempre state occasioni di partenze, incontri e abbandoni.
Guerre e conoscenze lo attraversano da sempre.
Guardando il fluire del movimento di un danzatore, ritroviamo a volte quel moto naturale e ininterrotto delle superfici marine. E due persone che ballano passano sempre attraverso stati d’animo diversi, emozioni contrastanti, vicinanza e distanza
Terra piccola
coreografia Antonella Bertoni
musica Kleintierschaukel (feat. Badau), Kidz of Tibet
Dove siamo?
E’ in genere la prima domanda che mi faccio quando compongo: lo spazio è determinante.
Qui, la sua riduzione, diventa metafora di un presente, che nel suo sembrarci permanente, assottiglia l’orizzonte e restringe i confini.
Nella brevità della danza, e nel suo spazio ristretto, il senso primo dell’azione sta nel corpo in movimento: nulla di più e tutta la moltitudine di questo.
Corpo che si fa lavorare dalla terra, dialoga con lontananze, furiosamente in trance, e dai bruschi arresti; sprigiona, freme, chiede, batte, gira, scappa e ride, salta e vola.
Una danza compressa, chiusa in un recinto geografico (e culturale), che guarda al futuro per cercare ciò che di umano ci resta.
E’ terra piccola, oggi.
Antonella Bertoni
Solo Echo
coreografia Crystal Pite
musica Johannes Brahms, Sonata for Cello and Piano in E Minor, Op. 38: I. Allegro non troppo; Sonata for Cello and Piano in F Major, Op. 99: II. Adagio Affettuoso
Solo Echo si ispira a due sonate per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms e alla poesia “Lines for Winter” di Mark Strand. Come nella poesia di Strand, Solo Echo invoca l’inverno, la musica e il corpo in movimento per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita
| Lines for Winter
For Ross Krauss |
Versi per l’inverno
Per Ross Krauss |
| Tell yourself
as it gets cold and gray falls from the air that you will go on walking, hearing the same tune no matter where you find yourself – inside the dome of dark or under the cracking white of the moon’s gaze in a valley of snow. Tonight as it gets cold tell yourself what you know which is nothing but the tune your bones play as you keep going. And you will be able for once to lie down under the small fire of winter stars. And if it happens that you cannot go on or turn back and you find yourself where you will be at the end, tell yourself in that final flowing of cold through your limbs that you love what you are. |
Di’ a te stesso
mentre si fa freddo e il grigio precipita dall’aria che continuerai a camminare, a sentire la stessa canzone, non importa dove ti trovi – nella cupola del buio o sotto il bianco screpolato dello sguardo della luna in una valle innevata. Stasera mentre si fa freddo di’ a te stesso ciò che sai, che non è niente altro che la canzone suonata dalle tue ossa mentre continui a incedere. E sarai in grado per una volta di sdraiarti sotto il minuscolo fuoco delle stelle invernali. E se capita che non puoi continuare né tornare indietro e ti trovi dove sarai alla fine, di’ a te stesso in quel definitivo fluire del freddo nelle membra che ami quello che sei. |


