IL TEATRANTE

CENTRO TEATRALE BRESCIANO  IL TEATRANTE

 

 

MARTEDI’ 25 – MERCOLEDI’ 26 FEBBRAIO 2014 – ore 21

FRANCO BRANCIAROLI in
IL TEATRANTE
di Thomas Bernhard
traduzione Umberto Gandini
regia Franco Branciaroli
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
con Barbara Abbondanza, Tommaso Cardarelli, Melania Giglio, Daniele Griggio, Valentina Mandruzzato, Valentina Violo
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati

Con la messinscena de Il teatrante, testo graffiante scritto nel 1985 dal grande romanziere e drammaturgo austriaco Thomas Bernhard, Franco Branciaroli continua – dopo  la fortunata messinscena di Servo di scena – la sua riflessione sul Teatro e sul suo rapporto con la società .

Raramente rappresentato in Italia, questo testo fu messo in scena per la prima volta nel 1985, al Salzburger Festspiel, dal regista Claus Peymann, e da lui stesso riallestito, nella stessa veste e con gli stessi attori, allo Schauspielhaus di Bochun e al Burgtheater di Vienna, nel 1986.

In un oscuro teatro di provincia, un attore-autore di origine italiana, frustrato e megalomane, si trova alle prese con uno spettacolo impossibile, stretto tra la propria ambizione – che gli fa scrivere testi deliranti e respingenti – e le necessità della compagnia, composta dalla sua stessa famiglia, più impegnata a sbarcare il lunario che a dare dignità al proprio lavoro. Tra invettive e paradossi sulla vita e sulla morte, sulla società e sulla felicità, il vecchio attore vedrà ancora una volta frustrato il tentativo di portare in scena “La ruota della storia”, testo pretenzioso e non compreso da nessuno.

Nessuna arte come il Teatro ha come compito – si può dire fin dalla sua fondazione mitica – di fare da collante tra Materia e Spirito. Come l’uomo è corpo e anima (psychè), così la società ha bisogno di senso pratico ma anche di sogni. Il teatro in questo senso è la più completa delle arti. Ma i tempi cattivi sembrano condurre questo millenario sodalizio tra sogno erealtà verso il definitivo divorzio.

Pessimista come nessun altro, Bernhard non dà possibilità di riscatto né al teatro né all’uomo. Eppure, proprio nel recitare il proprio fallimento fino all’ultima goccia di sangue, il teatro compie ancora una volta il proprio (forse inutile, ma non meno sorprendente) miracolo. Se la visione di Bernhard è tra le più pessimiste della letteratura europea, la vitalità con cui rappresenta la propria negatività contraddice le premesse filosofiche: grottesco, comico fino alle lacrime, tutto pervaso da una ruvida tenerezza che è come il fantasma dell’ormai impossibile pietà.