QUARTETT / LE RELAZIONI PERICOLOSE

LAURA MARINONI

MARTEDI’ 18 – MERCOLEDI’ 19 MARZO 2014 – ore 21

QUARTETT / LE RELAZIONI PERICOLOSE
di Heiner Müller
da Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos
nuova versione italiana Agnese Grieco e Valter Malosti

con Laura Marinoni (Merteuil), Valter Malosti (Valmont)
regia Valter Malosti

dramaturg Agnese Grieco
scene Nicolas Bovey
suono e live electronics G.u.p. Alcaro
luci Francesco Dell’Elba
costumi Gianluca Falaschi
assistente alla regia Elena Serra 

produzione Teatro Stabile di Torino

Müller ha disidratato il romanzo francese settecentesco “Le relazioni pericolose” in un testo fortemente poetico, pervaso di humor nero, tagliente, brutale, spudorato, quasi provocatoriamente pornografico. Quartett disvela con asettica precisione l’ossessione della seduzione e del sesso, che diventa l’unico modo per dare un senso all’esistenza di chi (individuo, come i protagonisti Valmont e Merteuil, o classe sociale, l’aristocrazia al tramonto) ritiene che la sua “elevata professione” sia “ammazzare il tempo” e che “il tempo è il buco della creazione attraverso il quale passa l’intera umanità. Per il popolo, la chiesa ha riempito questo buco con Dio; noi sappiamo che esso è nero e senza fondo. Quando la plebe se ne accorgerà ci getterà dentro”. Per combattere “il nulla che cresce in loro”, i crudeli protagonisti, in realtà disperati, cercano di colmare il loro “vuoto filosofico” con i “bisogni giornalieri del loro molto terrestre apparato genitale”. La ricerca ossessiva di colmare di carne il nulla interiore, intesa some feroce gioco tra cacciatore e preda, padrone e servitore,  seduttore e sedotto, non può che portare al suo opposto, all’autodistruzione e dissoluzione.

Heiner Müller (1929-1995), considerato con Bernhard il maggior drammaturgo di lingua tedesca dopo Brecht, è figlio di un perseguitato dal nazismo e poi dal comunismo. Nel 1947 si iscrive al partito di Unità Socialista di Germania e nel 1954 inizia a lavorare per l’Associazione tedesca degli scrittori, da cui viene espulso nel 1961 quando la sua opera Die Umsiedlerin oder Das Leben auf dem Lande viene censurata alla prima rappresentazione. Negli ultimi anni, dopo la dissoluzione della Repubblica Democratica Tedesca, si è dedicato soprattutto all’attività di regista. Nel 1983 è diventato membro dell’Accademia delle arti della Germania dell’est e nel 1993 è stato nominato direttore del Berliner Ensemble.

Tutta la sua produzione sembra attraversata da un atteggiamento diviso tra pessimismo e provocazione, scetticismo e paradosso. Si è affermato come autore scomodo ma autorevole per coerenza di tematica (individuo e storia, aspirazione all’umanesimo socialista e distacco del dato storico reale da ogni utopistica semplificazione), per ardimento critico (causa di pesanti ostracismi nella Repubblica Democratica, cui pur sempre è rimasto volontariamente vincolato), per abilità stilistica (in gran parte con aggancio, non già nostalgico bensì provocatorio, alla versificazione più tradizionalmente accreditata).